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Introduzione all'academy e ai corsi di alta formazione

La Società in cui oggi viviamo ha subìto e subisce profondi cambiamenti, molte volte utili, quasi sempre giusti e spesso necessari (insiti nella nostra natura). 
 Questi cambiamenti, spesso repentini, possono mettere a dura prova il nostro sistema difensivo, che da sempre ha cercato di adattarsi, perpetrando la specie nel corso della storia evolutiva. I cambiamenti a cui siamo soggetti riguardano non solo la tecnologia (peraltro utile come il PC attraverso cui stiamo scrivendo), ma anche altre invenzioni che migliorano la nostra comunicazione, o altre ancora che cercano di implementare le risorse energetiche “green”, i mezzi di trasporto, le industrie, le biotecnologie, ecc..


La corsa al “benessere” ha posto il nostro organismo ad un ritmo sempre più incalzante ed esasperato (il Tempo è sempre quello…), a cui probabilmente era poco abituato. In poco più di un secolo il balzo “evolutivo” è stato quasi al limite della fantascienza se solo pensiamo a come si viveva fino alla metà dell’800. Vengono quasi i brividi se poi si pensa ad un millennio fa o a qualche centinaio di migliaia di anni fa… Il cambiamento “organico” spontaneo (di adattabilità) in un macrosistema necessita di un tempo relativamente molto lungo, che non si misura certo in anni o in secoli e forse nemmeno in millenni… Ciò vale soprattutto in un macrosistema pluricellulare “clusterizzato” e che a sua volta è costituito internamente da altri microsistemi con un bio- dinamismo estremamente complesso, come è il nostro.

Questa “forzatura” biologica ha segnato e sta segnando in maniera inconfutabile il nostro “modus vivendi”, ponendoci in una situazione costante di stress “INFIAMMATORIO”.

Il cambiamento climatico, il cambiamento nelle nostre abitudini alimentari (si assume cibo oltre il fabbisogno reale: “over-feeding ed overload metabolico” e qualitativamente scarso di proprietà e spesso inquinato), il cambiamento nelle relazioni sociali ed interpersonali (sia nel mondo lavorativo che famigliare), sono tutti “stressor” che alimentano questa tensione (come un tiro alla fune) e determinano uno stato perenne di “allerta”, che se esasperato sfocia nelle cosiddette patologie cronico-degenerative (con immunosoppressione e/o disregolazione del nostro sistema difensivo e neuro-endocrino e quindi più suscettibile a patologie ad eziologia batterica e/o virale opportunistiche).

Questa cronicità riflette bene lo stato di sindrome con cui l’individuo convive, spesso silente o poco manifesta, soprattutto nei primordi.

Le cellule subiscono costantemente, grazie a questi “stressor” danni importanti a livello delle membrane prima e nel genoma (sia nucleare che mitocondriale) poi. Dal 2003 a oggi si è scoperto, infatti, il ruolo determinante in questo scenario dei DAMP (Damage Associated Molecular Pattern), che sembrano avere un ruolo importante nell’eziopatogenesi di alcune malattie auto- infiammatorie.

Lo stesso ORGANO adiposo si comporta quasi come un organismo a sé stante, che comunica incessantemente con tutto l’organismo (organi vicini e distanti, cuore, fegato, intestino, cervello, ecc..). È affascinante notare come questo ammasso di cellule adipose, solo apparentemente “statico” abbia invece un dinamismo in termini ormonali e citochinici impressionante, riuscendo a modificarsi (plasmarsi) a seconda dello stato infiammatorio dell’ambiente che lo circonda.

Infiammazione e acidosi metabolica determinano spesso una inversione di molti meccanismi biochimici, riuscendo a disregolare sia il funzionamento a livello cellulare in maniera diretta, sia in maniera indiretta attraverso il blocco della comunicazione tra cellule (citochine e ormoni fondamentalmente). Infiammazione cronica ed inversione del Metabolismo Energetico sono tra i quattro nuovi “Cancer Hallmarks” introdotti nel 2010 (gli altri due sono l’Epigenetica ed il Sistema Immunitario; guarda caso tutti e quattro sono correlati tra loro…).

Ecco che l’infiammazione cronica porta a disregolazione sistemica in tutti i comparti e questa porta nel tempo alla patologia. Persino molti batteri si sono evoluti in una forma di parassitismo intracellulare “forzata” da extracellulari quali erano (la forma intracellulare, specie in un organismo ospite ben protetto dal sistema immunitario rimane la forma mutualistica di maggiore aspirazione a livello interspecifico). L’avvento e l’utilizzo degli antibiotici, spesso negli ultimi decenni in maniera incontrollata, hanno “forzato” questi nostri conviventi a trovare riparo in una “nicchia ecologica” più sicura. Altri che già parassitavano all’interno di altre cellule hanno messo in atto strategie di evasione sempre più sofisticate tanto da convivere con l’ospite fino al termine della vita di quest’ultimo (come per esempio alcuni tipi di virus).

È passato quasi un anno, quando improvvisamente le nostre vite sono state letteralmente stravolte, dopo aver appreso la notizia dell’esistenza e diffusione della Sars-Cov-2. Una quantità abnorme di articoli, da allora, si sono susseguiti (circa 90.000), cercando di dare una spiegazione più o meno logica sulla natura, la presenza, le modalità di diffusione e l’immunopatogenesi di questo virus (cugino stretto di altri coronavirus che conosciamo molto bene). L’argomento ha diviso e divide spesso molti ricercatori, anche in seno al fatto che la materia su cui si discute è molto articolata e complessa (e poco compresa nella sua essenza). Genetisti, Biologi, Virologi, Infettivologi, Immunologi, Farmacologi e Bio-tecnologi da tempo lavorano incessantemente per cercare spiegazioni chiare e dare delle soluzioni efficaci per “contrastare” questo fenomeno. Molto si è compreso negli ultimi 20-30 anni sulla natura di queste forme “strane” di materiale genetico racchiuso in un involucro organico. Già, “strane” …; non possiedono metabolismo proprio, si replicano solo in presenza di una cellula ospite (entrandovi direttamente o iniettandovi il proprio materiale genetico), ma riescono a trovare una loro nicchia ecologica per perpetrare la loro specie, o produrre specie nuove, quasi reagendo ai vari insulti che l’ospite attiva nel cercare di liberarsene. Questa forma di parassitismo ai massimi livelli, di tanto in tanto, si trasforma in simbiosi mutualistica con l’ospite, determinando quasi uno stato di “patto di non belligeranza” (tolleranza immunologica), che prevarica i confini della biologia classica e ci pone di fronte a delle ulteriori domande alle quali solo adesso riusciamo ad avere delle timide risposte. Circa l'8% del nostro codice genetico deriva da HERV – Human Endogenous Retro Virus. La ricerca attuale suggerisce che questi “autostoppisti” virali nel DNA umano possono svolgere un ruolo nel cancro, nell'infiammazione e nei disturbi neurodegenerativi. I meccanismi alla base di queste connessioni tra i retrovirus endogeni umani e la malattia stanno appena iniziando ad emergere. La trascrizione dell'RNA virale può segnalare la presenza di materiale genetico estraneo nelle cellule, innescando reazioni immunitarie difensive. Gli scienziati hanno anche proposto che la sintesi della proteina dell'involucro HERV - che un tempo racchiudeva il capside virale dei suoi antenati retrovirali - esercita effetti patogeni. In altri contesti, come alcuni tipi di cancro, i ricercatori pensano che lo stato di malattia attivi gli HERV, piuttosto che il contrario, la maggior parte dei quali si è integrata durante l'evoluzione dei primati, forse più di 25 milioni di anni fa, e chissà quante altre parti del nostro DNA provengono da informazioni genetiche che appartenevano (o appartengono) a virus. Da sempre si è voluto “COMBATTERE” questi parassiti… oggi le pubblicazioni e gli studi di filo- genomica ci stanno raccontando una storia completamente diversa. Avremo modo di approfondire questa delicatissima e affascinante materia insieme.

Si sta studiando in maniera approfondita la Nutrigenomica e l’Epigenetica, anche come Medicina predittiva e di intervento integrato nelle neoplasie e nell’autoimmunità. Molto si sta facendo nella diagnostica molecolare, per monitorare i pazienti (o prima che diventino tali), con l’acquisizione di strumentazioni e metodologie sempre più sofisticate nel determinare markers sensibili. Da poco più di un decennio si parla di esosomi e di come queste particolari vescicole extracellulari siano una forma evoluta (o forse no) di comunicazione intercellulare, tra cellule sane, tra cellule neoplastiche e cellule sane, tra cellule infettate e cellule sane, ecc…. dei veri e propri “cargo” circolanti. Si sente spesso parlare di infertilità, immunodepressione, malesseri generali non ben classificati che minano l’esistenza dell’individuo, portandolo in una sorta di limbo esistenziale, caratterizzato spesso in maniera cronica da dolori (vedi fibromialgia), irritabilità, difficoltà di relazionarsi con il prossimo (spesso anche con i propri famigliari), ansia, depressione, ecc. Pare che gli esosomi insieme ad altri sistemi di comunicazione (es. citochine ed ormoni) siano un linguaggio semplice ma estremamente efficiente ed efficace che permette alle cellule di comparti anche molto distanti di comunicare e scambiarsi informazioni e quindi anche di reagire e prendere decisioni. Oggi siamo in grado di determinarli ed analizzarli.

D’altro canto la frenesia ha tolto tempo prezioso all’ascolto. I pazienti che si rivolgono al medico sono spesso “liquidati” con la ricetta e qualche esame di “routine”, generalizzando e spersonificando l’individuo.

L’intestino è sempre più al centro di un sistema complesso. E non stupisce. Esso costituisce una barriera e al tempo stesso un potenziale varco per sostanze “esogene” e microrganismi con i loro metaboliti.

La Natura ha ideato nel corso dell’evoluzione un sistema talmente perfetto, efficace ed efficiente allo stesso tempo che ha del miracoloso. Gli enzimi digestivi agiscono con un effetto “domino” con la precisione di un orologio svizzero, poi vi è il muco (tra le sostanze bio-dinamiche più complesse in assoluto), la peristalsi (solo per questo fenomeno c’è materiale per scrivere un libro), le zone follicolari con le Placche di Peyer nell’intestino tenue (in cui alberga la maggior parte del sistema di Immunosorveglianza) che è lungo e contorto proprio per permettere al materiale da digerire di sostare il più possibile (e quindi di essere parcellizzato a dovere e avere il massimo dell’assorbimento in termini di sostanze nutritive) e infine il colon per l’assorbimento degli ultimi microelementi, dei liquidi, ecc. L’analisi accurata del microbiota intestinale ci ha fatto comprendere l’estrema complessità dell’individuo, e che ognuno di noi è biologicamente unico e reagisce in tempi e modi differenti rispetto ad altri individui (o molte volte non reagisce affatto). Il microbiota intestinale è un esempio pratico e quotidiano di relazione multi-trofica in un ecosistema in cui vengono scambiati materia ed energia tra i vari attori presenti; un teatro multiforme il cui scenario, pubblico compreso, ha un ruolo preciso e pleiotropico e in cui nessuno è primo attore (forse dovremmo imparare…).

In alcuni casi questi piccoli esseri ci aiutano e collaborano con noi in un complesso sistema ecologico di simbiosi mutualistica, in altri casi se perturbati possono danneggiare la mucosa tissutale e creare seri problemi locali e sistemici. Non tutti i microrganismi che convivono con noi possiedono le medesime caratteristiche; è di fondamentale importanza quindi conoscerli a fondo, nelle loro caratteristiche comuni e peculiari. Molti non tollerano l’ossigeno, altri sono più esigenti in termini di sostanze nutritive e/o di pH, altri ancora preferiscono nicchie ecologiche particolari e vi sono specie che adottano una forma intrigante di parassitismo, molto spesso in una forma criptica verso il sistema immune (ingannandolo); infine vi sono microrganismi che apparentemente non possiedono alcuna attività o sono senescenti (spore) e che rilasciano in alcune situazioni tossine con effetti importanti sull’ospite.

La “cura” quindi deve necessariamente essere mirata e diversificata a seconda delle condizioni dell’individuo e di ciò che emerge unendo ed interpretando in maniera multidisciplinare i risultati dal laboratorio e ASCOLTANDO il paziente. Ormai è chiaro per es. che una situazione di malessere generale potrebbe derivare da una disbiosi non meglio specificata a livello dell’intestino (talvolta anche senza sintomi specifici). È altrettanto chiaro come vi sia una comunicazione diretta ed indiretta tra le varie nicchie microbiche e tra loro e l’ospite in tutta la sua interezza: fisica, psichica, endocrina, emozionale, ecc...

Ultimamente si sta dando, sempre più risalto all’importanza della Medicina di precisione e quindi dell’Omica (Metabolomica, Trascrittomica, Proteomica, Lipidomica, Genomica, ecc…).

È di fondamentale importanza, quindi, scoprire, decifrare ed interpretare il linguaggio se possibile prima della manifestazione clinica (misurando ed interpretando dei “segnali”) riportando l’organismo in omeostasi, spesso affiancando alla medicina convenzionale tecniche e preparazioni di medicina integrata.

Ecco che risulta quasi “d’obbligo” affidarsi alla diagnostica predittiva o alla diagnostica molecolare di precisione. Il laboratorio esegue e misura ciò che l’operatore sanitario ritiene opportuno dopo aver attentamente studiato l’individuo, raccoglie i dati e li interpreta, magari condividendo le idee con altri colleghi per avere un parere più preciso ed adeguato, scevro da interpretazioni spesso personali o troppo unicistiche.

Ora è chiaro come sia sempre più un “passaggio obbligato” una forma di preparazione multidisciplinare in medicina e biologia (nelle rispettive sotto-specializzazioni), o meglio in BIOMEDICINA.

Questi corsi di alta formazione sono stati pensati non tanto per istituire una preparazione nei minimi dettagli di ogni singolo argomento, ma piuttosto per una prima formazione in questo campo così vasto e complesso e che possa dare a tutti (docenti e studenti) degli spunti di riflessione per un ulteriore e successivo approfondimento e soprattutto per GUARDARE oltre la luce del lampione…

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